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Cremonini si confessa a Max: “Una donna per conquistarmi deve.”

Bolognese doc, 33 anni, da 15 sotto i riflettori, prima con i Lunapop e poi da solista con 6 album. È Cesare Cremonini, protagonista assoluto del numero di giugno di MAX, da giovedì 6 in edicola, su iPad e online su max.gazzetta.it, che gli dedica la cover e una lunga intervista.
Un successo inaspettato: «A 18 anni e 5 mesi mi ritrovai con la patente e al primo posto in classifica… Un bel colpo. I Lunapop poi si sciolsero, ma io ho continuato con la musica».
Miti e musica: «Freddie Mercury, Bob Dylan e i Beatles hanno scritto un numero incredibile di canzoni straordinarie. Se poi a loro aggiungo tutti quelli che stimo dagli anni Sessanta, inclusi molti italiani, mi viene da dire che non servono più canzoni. I sentimenti sono sempre gli stessi da che mondo è mondo… Ma il linguaggio cambia in continuazione, ed è questo che rinnova continuamente la musica».
Donne e motori: «Al momento sono sfidanzato, ma spesso sono molto innamorato. Una donna per conquistarmi deve darmi la sensazione che valga davvero la pena di affidarle il mio mondo… Il rally è l’unico sport che riesce a staccarmi completamente dal pianoforte. Una volta all’anno mi trasformo in pilota, per il rally di Monza. Al mio fianco, come navigatore, c’è sempre il mio grande amico Ballo».
L’importanza della scrittura: «Lo ammetto: sono ossessionato dalle parole. È sempre stato così, fin dai tempi della scuola. Ero felice quando dovevo fare un tema… già da bambino scrivere mi liberava dalle tensioni. La scrittura mi faceva uscire dal guscio. Forse per questo ho iniziato a comporre canzoni a 15 anni».
L’amore per la sua terra: «Per me l’Emilia è uno dei luoghi più belli al mondo, non solo sotto l’aspetto estetico, ma perché le radici sono forti e c’è rispetto tra la gente. L’unico problema è che qui non si può stare a dieta».
L’esempio di papà: «Avere dei genitori anziani ti costringe già da ragazzino a ragionare su quando i tuoi non ci saranno più, e quindi a pensare alla morte. Di positivo c’è che quelli della generazione di mio padre (ndr. A ottobre compirà 90 anni) erano uomini veri: la saggezza, le esperienze che hanno avuto, il mondo che hanno attraversato, ha dell’incredibile. Quindi, oltre che un esempio da seguire, mio padre è stato per me di grande ispirazione. È lui che mi ha insegnato che la vita è sempre una questione di responsabilità, e perciò devi coltivarla come un orto».

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