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Il Ministro Delrio dice no ai matrimoni tra omosessuali

Graziano Delrio – ricercatore di Endocrinologia, sindaco di Reggio Emilia e neoministro per gli Affari Regionali e le Autonomie – si racconta sul numero di Vanity Fair in edicola, parlando di famiglia e di diritti. «Vengo da una famiglia molto umile, i miei avevano fatto la terza elementare, per mio padre lo studio era tutto». Sarà stato uno studente modello. Piaceva anche alle ragazze, dicono. «Le occasioni non mancavano: al liceo ero rappresentante d’istituto. In quel periodo, a 17 anni, ho scoperto la fede, io che venivo da una famiglia comunista e atea». È vicino a Renzi: anche lei scout? «Siccome ho nove figli, mi chiedono se appartengo all’associazionismo. No, solo vita di parrocchia con Annamaria». Che ha sposato a 22 anni. «Una scelta di passione, non di ragione: aspettavamo un bambino». Scelta di passione anche gli altri figli? «Un atto d’amore, ma non pianificato, non ci siamo mai seduti e detti: vogliamo tanti bambini. Siamo semplicemente stati aperti alla possibilità che i figli arrivassero». L’apertura è rimasta anche dopo l’ottavo? «Diciamo di sì. Nato il nono, abbiamo detto basta. Avevamo sempre potuto contare sull’aiuto dei nonni che però, nell’arco di pochissimo tempo, sono mancati tutti. Senza di loro sarebbe diventato impossibile gestire un altro neonato». Il Movimento 5 Stelle l’ha attaccata perché non si è dimesso da sindaco dopo essere stato nominato ministro. Eppure proprio un regolamento dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, di cui lei è presidente, stabilisce l’incompatibilità tra le due cariche. «Al doppio stipendio ho rinunciato subito, ma dimettermi avrebbe significato commissariare la città e volevo che il progetto su cui stiamo lavorando a Reggio andasse avanti. Io decadrò dalla carica naturalmente nei prossimi giorni, ma la Giunta potrà continuare il suo lavoro». Il suo partito, il Pd, è in agitazione. «C’è bisogno di gente giovane, libera dai retaggi del passato. Enrico (Letta, ndr) ma anche Matteo (Renzi, ndr): sono tra i pochi ad aver sempre creduto in lui, lo vedo come un figlio – anche perché ha pochi anni più del mio primogenito – e penso che debba essere il prossimo candidato premier». Quanto peserà, nella sua attività di governo, il fatto di essere credente? «La fede non può generare un pregiudizio verso chi non crede». Sta dicendo che sarebbe favorevole al matrimonio tra omosessuali? «I diritti individuali vanno tutelati per tutte le coppie. Ma il matrimonio nel nostro ordinamento è un’unione tra sessi diversi». Abolirebbe l’aborto? «Ho votato no alla legge, per motivi di coscienza. Ma non è mio compito metterla in discussione, piuttosto vorrei che venisse applicata anche nell’aspetto della prevenzione. Che si riducesse il numero delle interruzioni di gravidanza investendo sulla contraccezione e sull’educazione delle fasce più esposte, immigrate e adolescenti».

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