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Michael Bloomberg e L’Uomo Vogue per l’energia del futuro

Michael Bloomberg, Sindaco di New York City e Presidente del C40 Climate Leadership Group – network che unisce alcune tra le più grandi città del mondo all’interno di un progetto a lungo termine per la condivisione di informazioni, dati e tecnologie utili allo sviluppo di modelli di crescita a basso impatto ambientale – è il protagonista della copertina del numero di aprile de L’Uomo Vogue Italia – in edicola dal 9 aprile –  interamente dedicato all’ecologia e al futuro del pianeta, dove il progresso è visto in termini di maggiore responsabilità sociale e di attenzione nei confronti del sistema. L’Uomo Vogue, da questo numero, sarà il primo magazine in Italia ad avere una certificazione Carbon Neutral:  il mensile sarà ufficialmente impegnato a trasformare il proprio impatto in termini di emissione di anidride carbonica in valore economico da investire in progetti ecosostenibili.

Bloomberg è l’interprete esclusivo della lotta al cambiamento climatico e si mette in gioco proprio sul magazine dello stile maschile internazionale del gruppo Condé Nast Italia per indicare la via e offrire idee alle città di tutto il mondo che desiderano essere attive in questa battaglia. «Le città si trovano in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico. Metà della popolazione mondiale vive già nei centri urbani e questo numero è solo destinato a crescere. I centri urbani sono inoltre responsabili per circa il 70 percento delle emissioni globali di gas ad effetto serra (GHG – greenhouse gas). In quanto leader delle città del mondo, i sindaci del C40 riconoscono che queste emissioni non solo contribuiscono in modo impressionante al cambiamento climatico, ma inquinano anche l’aria che respiriamo e sono nocive per la salute delle persone che serviamo. Siamo consapevoli di quanto sia necessario e urgente che siamo noi a indicare la via attraverso l’attuazione di misure volte a mitigare gli effetti prodotti dal cambiamento climatico». Inizia così l’appello del Sindaco su L’Uomo Vogue. Qual è il prossimo punto all’ordine del giorno del C40? «Siamo concentrati soprattutto sulla ricerca e la raccolta dei dati necessari per consentirci di agire in modo efficace. Secondo le stime di una nuova ricerca, il C40 ha il potenziale per far ridurre ulteriormente le emissioni di oltre un miliardo di tonnellate all’anno entro il 2030, una conquista equivalente a Messico e Canada insieme che diventano completamente carbon neutral, a impatto zero di carbonio. Vogliamo che le nostre città siano un esempio e offrano idee ad altri che desiderano essere proattivi». Come dovrebbero affrontare la sfida della tutela dell’ambiente i paesi in via di sviluppo e le loro città? «Le città emergenti si trovano oggi di fronte a un bivio. Se non pianificano con grande attenzione, bloccheranno al loro posto per i decenni a venire modelli dispendiosi e rovinosi di edilizia, trasporti, uso del terreno e produzione e consumo di energia. Possiamo evitarlo fornendo a queste città e alle loro nazioni gli strumenti per costruire un futuro urbano sostenibile». ll cambiamento climatico è oggi nell’agenda di numerosi politici, ma lei è stato evidentemente attratto dalla questione già nella fase iniziale della sua amministrazione. Cosa l’ha ispirata ad affrontare il problema su scala così vasta, generale e ad ampio raggio? «Non potevamo ignorare gli effetti del cambiamento climatico e non potevamo aspettare gli interventi a livello nazionale, quindi sapevamo di dover indicare la via con il nostro esempio. Come ha dimostrato l’uragano Sandy, dobbiamo fare di più per rendere la città in grado di resistere a questi eventi e siamo quindi attualmente impegnati in uno sforzo di pianificazione ancora più efficace per ottenere questo risultato». Lei è un sostenitore convinto del fatto che i cambiamenti più avanzati prendono l’avvio a livello locale: potrebbe spiegarci perché? «Che affrontino problemi legati all’ambiente o al crimine, all’istruzione oppure ai trasporti, dai sindaci ci si aspettano risultati. I sindaci sono persone che risolvono i problemi e sono molto pragmatici; non ci interessa la politica nazionale di partito. I residenti ci considerano responsabili per quanto riguarda il miglioramento delle condizioni nelle loro comunità. Per questo le città sono diventati laboratori del cambiamento. Ovviamente ci potrebbe sempre essere utile un po’ più di sostegno a livello federale o internazionale, ma intanto non stiamo certo fermi ad aspettare che succeda».

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