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Antonio Carluccio (BBC): la polemica contro i cuochi-divi della tv italiania

Il settimanale FAMA – sul nuovo numero on line su www.settimanalefama.it, intervista in esclusiva per l’Italia lo chef italiano più famoso nel mondo, Antonio Carluccio.
Si tratta del primo vero chef televisivo e dello chef italiano più famoso all’estero, pioniere dei programmi tv di cucina sulla BBC e fondatore della catena internazionale Carluccio’s, che conta 70 ristoranti in tutto il mondo. La polemica di Carluccio verso i cuochi tv italiani, a suo dire troppo divi.

L’articolo integrale sul sito di FAMA al seguente link: http://www.settimanalefama.it/rubriche/in-cucina/445-antonio-carluccio-il-primo-vero-chef-televisivo.html

INTERVISTA AD ANTONIO CARLUCCIO di Alessandro Giuseppe D’Aloia

«Mi capita spesso di vedere programmi di cucina italiani, li trovo interessanti, ma rimango perplesso dal comportamento da divetti-prime-donne degli chef: quello che manca è la modestia. Io sono conosciuto qui in Inghilterra perché sono io così come sono, senza maschere, trasmetto agli altri il mio entusiasmo per la cucina». Intervistato in esclusiva da FAMA, Antonio Carluccio non è uno chef televisivo qualunque, ma lo chef italiano all’estero per eccellenza, simbolo indiscusso della buona cucina italiana nel mondo.

Star della BBC dal 1983, Carluccio, classe 1937 e origini salernitane, ha fatto scuola sia in televisione che tra i fornelli. Molti programmi di cucina, anche italiani, si ispirano alle sue trasmissioni di trent’anni fa e tra i suoi scolari spiccano Gennaro Contaldo (oggi suo amico e collaboratore) e Jamie Oliver, il conduttore di Jamie’s Great Italian Escape, trasmesso anche in Italia dal canale Cielo. Noi di FAMA lo raggiungiamo al telefono a Londra e, tra un impegno e l’altro, lo intervistiamo.

Da dove nasce la sua passione per la cucina?
In realtà tutto è cominciato per necessità: ero studente a Vienna e volevo mangiare all’italiana, per cui ho dovuto cominciare a destreggiarmi tra i fornelli. Sapevo che ero sulla strada giusta perché i miei compagni continuavano a chiedermi di cucinare.
Emerge dalle sue trasmissioni un’enorme passione per la cucina e cultura italiana. È così?
Sì, io sono italiano e penso che l’Italia potrebbe essere una delle nazioni più belle e più del mondo, e il Sud dovrebbe essere il giardino d’Europa. Però… è strano: io sono conosciuto un po’ in tutto il mondo, meno che in Italia.
Ma ha comunque ricevuto importanti riconoscimenti…
Sicuramente ricevere l’onorificenza italiana (di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ndr) mi ha molto soddisfatto, ma mi ha sorpreso molto di più l’essere nominato Officer of the Most Excellent Order of the British Empire: è abbastanza insolito per un italiano. Ad ogni modo, non mi dà alla testa. É bello vedere che qualcuno apprezza quello che faccio, ma non mi sento chissà chi.
La cosa che più la rende felice?
Vedere che dopo tanti anni ho fatto una certa differenza qui in Inghilterra: ho cominciato in un ristorante e ora, in collaborazione con un gruppo di imprenditori, ne ho aperti una settantina in giro per il mondo (i ristoranti Carluccio’s, ndr). Non me ne occupo più direttamente, ma sono comunque un consulente. Spero che i ristoranti mantengano sempre la loro italianità.
Passiamo alla televisione: cosa pensa dei programmi di cucina italiani?
Trovo interessante vedere che i programmi di cucina che ho fatto trent’anni sono ancora attuali. Sa, l’idea di fare questi programmi è partita qui dall’Inghilterra e io sono stato tra i primi. Quello che vedo in Italia è che si danno da fare, sono interessanti. Mi piace molto Geo& Geo.
Mi sarei aspettato un programma più strettamente di cucina…
Ne vedo anche altri, come La prova del Cuoco. Qualcosa c’è di interessante, ma rimango perplesso dal comportamento da divetti-prime-donne degli chef: quello che manca è la modestia. Io sono conosciuto qui in Inghilterra non per la modestia, ma perché sono io così come sono, trasmetto agli altri il mio entusiasmo per la cucina.
Quindi è questa la ricetta del suo successo?
Sì, ma non solo. Bisogna essere sempre attivi. Poi all’estero mi do da fare non in nome dell’Italia, ma perché sono convinto che la cucina italiana sia una delle migliori. Solo che spesso è pasticciata. Io però rimango fervido credente della cucina italiana tradizionale.
Lo si nota anche dalle sue trasmissioni. Pensa che le vedremo anche qui in Italia?
Mi piacerebbe. Purtroppo l’Italia dimentica i suoi figli all’estero: va molto di moda Gordon Ramsey per esempio, ma… degli chef italiani all’estero neanche l’ombra. Poi in Italia si sta quasi dimenticando la cucina tradizionale regionale ed è un vero peccato. Di contro, qui a Londra si ha la tendenza opposta: sono sempre più diffusi ristoranti regionali italiani. E questo mi fa molto piacere.

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