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Cinema e Spettacolo

DIE HARD – Un buon giorno per morire

Bruce Willis riprende il leggendario ruolo del detective della polizia John McClane in Un buon giorno per morire, un film che vede il protagonista fronteggiare corruzione mortale e vendette politiche in Russia. McClane arriva a Mosca per rintracciare il figlio che non vede da tempo, Jack (Jai Courtney), ma rimane stupito quando scopre che lui lavora sotto copertura per proteggere un informatore del governo, Komarov. Con la loro vita appesa a un filo, i McClane sono costretti a superare ogni contrasto per portare al sicuro Komarov e impedire un crimine disastroso nel luogo più desolato sulla faccia della Terra, Chernobyl.

Quando McClane scopre la verità sulla professione del figlio, lo definisce “lo 007 di Plainfield, New Jersey”. Ma da Plainfield a Mosca la strada è lunga, così John e il figlio Jack stanno per vivere una riunione di famiglia che non dimenticheranno mai.

Sono passati 25 anni da quando Die Hard è diventato un fenomeno nelle sale, lanciando un nuovo eroe cinematografico e cambiando il panorama del cinema d’azione. McClane è un personaggio con cui potersi identificare, un uomo normale costretto dalle circostanze a portare a termine una missione straordinaria. E’ questo che lo differenzia dagli eroi fumettistici di tanti film d’azione e che ha reso McClane uno dei personaggi più popolari della storia del cinema.

Vicino all’entrata del Parco di Piazza della Libertà di Budapest, accanto all’ambasciata americana, lo spirito di due icone americane – una reale, l’altra cinematografica, ma entrambe leggendarie – si stagliano all’ombra di un monumento di guerra sovietico. Una statua di bronzo di Ronald Reagan osserva un memoriale di cemento di 5 metri, sovrastato dalla stella dell’Unione Sovietica. A pochi passi, all’interno di un enorme edificio che un tempo ospitava la stazione televisiva dell’Ungheria comunista, il leggendario Bruce Willis passeggia per un set che rappresenta la stazione di polizia di Brooklyn.

Lo spettro dell’ex Unione Sovietica è presente in tutto il Parco, così come nella statua di Reagan e nella vicenda raccontata da Un buon giorno per morire. Durante gli ultimi anni della Cortina di ferro, gli antagonisti russi del film, Komarov e Chagarin, hanno elaborato un piano per rubare del plutonio (che ha un valore di decine di milioni di dollari) dalla centrale nucleare di Chernobyl. 27 anni dopo, il finale di questa sinfonia criminale verrà eseguito a Mosca, con un crescendo che si potrà ascoltare nei corridoi dei tribunali russi, mettendo a repentaglio le fortune di potenti oligarchi e le vite di due americani inattesi: John McClane e il figlio Jack.

La scena nella stazione di polizia di Brooklyn, in cui McClane scopre che il figlio ribelle si trova in prigione a Mosca, rappresenta la prima apparizione del personaggio nel film, così come il primo giorno di riprese per Bruce Willis. E’ una mattina grigia di inizio maggio a Budapest, ma la pioggia intermittente non ha smorzato l’entusiasmo della troupe o quello di Willis, che sembra contento di essere tornato nei panni del personaggio che ha creato 25 anni fa.

Willis è McClane ed è entusiasta di riprendere l’amato personaggio, che ha l’abitudine di trovarsi nel posto sbagliato al momento giusto. Sono i guai che vanno in cerca di John McClane o è lui che se li va a cercare? “Beh, McClane è sicuramente attirato dai guai”, sostiene l’attore, “ma anche i guai sembrano avere un debole per lui”.

“Pensavo che dovessimo mantenere il livello qualitativo a cui ci ha abituato la serie e mi piace ritrovare McClane in diverse fasi della sua vita”, prosegue Willis. “In questa storia, è arrivato a un’età in cui gli uomini riflettono sul proprio passato. Per McClane, il nodo cruciale è il rapporto inesistente con il figlio. Non si parlano da un po’ di tempo e la prima cosa che scopre di lui, è che l’hanno arrestato a Mosca”.

La premessa della sceneggiatura (scritta da Skip Woods e Jason Keller) è nata grazie a un’idea di Willis, che voleva esplorare un rapporto padre-figlio in un ambiente pericoloso, che li avrebbe costretti a superare i loro conflitti per sopravvivere.

Le differenze tra loro sono notevoli e profonde. “Jack è molto preciso, mentre John raramente segue le regole e utilizza qualsiasi cosa abbia a disposizione per affrontare le situazioni che si presentano”, spiega Willis.

Il produttore Alex Young sostiene che “il punto era prendere questo elemento base, un rapporto tra padre e figlio, uomini che sono fatti della stessa pasta, ma con un passato complicato e grosse incomprensioni che li dividono, per poi metterli in una situazione in cui sono con le spalle al muro e devono cavarsela da soli”.

Mosca, con la sua ricchezza, la famigerata criminalità e il labirinto geografico rappresentato dalle sue strade, era perfetta. E’ una città enorme, ma che, come dimostra la sua storia, può essere isolata in breve tempo. Rimane un luogo ideale per un intrigo internazionale e ha una reputazione senza pari per i processi ai prigionieri politici, come quello che dà il via alla storia del film.

Il produttore Wyck Godfrey sostiene che la sfida era mostrare McClane che “utilizzava le sue capacità in una terra straniera, in cui è un pesce fuor d’acqua, un elemento intrigante del film. Non conosce la lingua, la cultura o il territorio, quindi è costretto a fare qualcosa di inedito per lui: affidarsi a un’altra persona”.

L’altra persona è suo figlio. Come avvenuto nei precedenti episodi di Die Hard, Un buon giorno per morire parla dei membri della famiglia in pericolo e della volontà di McClane di fare tutto pur di salvarli. Nei primi due film si trattava di sua moglie, mentre nel quarto era la figlia a essere in pericolo. Ora è suo figlio che si trova nei guai e McClane ha paura che possa essere troppo tardi per fermare la carriera criminale di Jack.

“John non può ignorare quello che avviene, perché coinvolge la sua famiglia – e come abbiamo imparato nei precedenti capitoli di Die Hard, è meglio lasciare in pace la famiglia di John McClane”, sostiene Moore.

Moore era entusiasta di lavorare a un nuovo capitolo di Die Hard assieme a Willis. “Bruce è molto attento quando si tratta di quello che bisogna fare per John McClane e per Die Hard”, sostiene il regista. “Nessuno conosce il personaggio e la serie meglio di Bruce”.

John McClane viene accompagnato all’aeroporto dalla figlia Lucy (Mary Elizabeth Winstead, che riprende il ruolo che ricopriva in Die Hard – Vivere o morire).  Da lì, arriva a Mosca e scopre che Jack, oltre a non essere un criminale, è un agente operativo della CIA, che da tre anni è sotto copertura per proteggere il ladro russo Komarov, che nel frattempo è diventato un informatore. Essendosi pentito delle sue azioni, Komarov vuole testimoniare contro il suo ex socio, Chagarin, una scelta che infliggerebbe un duro colpo alle sue ambizioni politiche.

“Si tratta di un cambiamento, visto che di solito McClane è l’ospite inatteso che rovina qualche elaborato piano di un criminale”, afferma Young. “In questo caso, lui mette a repentaglio l’impegnativa e pericolosa operazione di copertura del figlio”.

Il ruolo di Jack McClane è andato al giovane attore australiano Jai Courtney, che ha partecipato nel 2010 alla serie Spartacus: Sangue e sabbia, per poi diventare un pericoloso avversario di Tom Cruise in Jack Reacher – La prova decisiva.

“Ho fatto due provini per il ruolo di Jack McClane, ma non mi aspettavo di ottenere la parte”, ricorda Courtney, “perché sapevo che stavano svolgendo una ricerca molto estesa. Avevo appena terminato di lavorare a Jack Reacher a Pittsburgh ed ero diretto a Sydney. Stavo facendo scalo all’aeroporto, quando il mio agente mi ha chiamato per dirmi di non partire, perché volevano farmi  recitare con Bruce. Ho fatto un provino una settimana più tardi e poco dopo è arrivata la bella notizia. E’ stata un’esperienza fantastica. Io sono cresciuto con i film di Bruce e la serie di Die Hard è leggendaria”.

Willis aggiunge che “Jai è entrato nel personaggio e sembrava uno di famiglia, proprio come se fosse un McClane”. Moore fa notare come “Jai fornisca un’intelligenza e una gentilezza notevoli al personaggio, ma è anche una presenza più fisica rispetto a quanto avevamo pensato originariamente per Jack. Quando Jai ha fatto il provino, abbiamo voluto puntare su questo ragazzo robusto, perché era perfetto per il ruolo”.

Nei panni del figlio del detective della polizia più famoso di New York, il Jack che vediamo sullo schermo dimostra che buon sangue non mente. Lui possiede il senso del dovere, il coraggio e il desiderio di mettersi nei guai per proteggere gli altri tipici di suo padre.

“Jack ha vissuto come un russo, parlando la lingua e infiltrandosi in diversi gruppi criminali, in modo da controllare Chagarin e assicurarsi che non possa fare del male a Komarov in prigione”, sostiene Courtney. “Così, rimane scioccato quando suo padre arriva in un momento cruciale e rivela la sua vera identità. Non vuole il suo aiuto, anzi non vuole proprio nulla da lui. Jack è determinato a dimostrare che può farcela da solo e che è autonomo”.

Mentre la data del processo di Komarov si avvicina, Jack si fa arrestare per tenere sott’occhio il russo. Quando i due uomini vengono portati insieme in tribunale, Jack ritiene di avere tutto sotto controllo. Ma si sbaglia.

Chagarin ha inviato il suo braccio destro Alik (Rasha Bukvic) e una squadra paramilitare per tirar fuori Komarov dal tribunale. All’improvviso, una fragorosa esplosione scaglia spettatori e giudici contro le pareti.

“I cattivi irrompono per prendere Komarov e ci ritroviamo in un dramma brechtiano”, ironizza il regista John Moore. “Far esplodere un palazzo non è la maniera tradizionale di prendere qualcuno, perché il rischio di ferire il bersaglio è altissimo. Ma visto che Jack e Komarov sono rinchiusi in una gabbia a prova di proiettile, è piuttosto ingegnoso”.

Jack e Komarov riescono a sfuggire alla distruzione che li circonda, mentre un sorpreso John McClane li rincorre. Jack e Komarov prendono il controllo di un camion, mentre Alik è alle loro calcagna e John si ritrova a seguirli con il suo veicolo “preso in prestito”. Il risultato è una delle sequenze di inseguimento più spettacolari mai viste al cinema.

“Abbiamo passato 82 giorni a girare questa scena – sulle autostrade, in vicoli stretti e sui ponti – distruggendo decine di macchine di prestigio”, rivela Moore. “E’ stato qualcosa di epico”.

Quando la copertura di Jack va in fumo, assieme al padre cerca di portare Komarov al sicuro fuori da Mosca e a Chernobyl, dove lui potrà recuperare i documenti che incriminano Chagarin. Il russo si ritrova in mezzo ai due McClane che litigano, una situazione più pericolosa di quanto possa essere la prigione, mentre John sembra molto carico e deciso. I tre uomini sono intenzionati a uscire dalla città con ogni mezzo necessario e formano una strana alleanza.

Come rivela Sebastian Koch: “Komarov è diffidente verso i McClane e cerca di trovare un modo di riprendere il controllo. Lui ha collaborato con la CIA per tentare di inchiodare Chagarin, ma ha delle idee personali su come mettere alle strette il suo nemico e delle ambizioni dopo la fine della sua prigionia. Komarov ha un rapporto difficile con sua figlia (Yulia Snigir), quindi capisce ed è solidale con John McClane, che a sua volta si trova in difficoltà con il figlio”.

“Komarov è una figura misteriosa”, prosegue Koch. “Non sempre è simpatico e non sappiamo le ragioni dietro alle sue scelte. Mi è stato consentito di esplorare completamente il personaggio, affidandomi spesso a piccoli movimenti, sguardi ed espressioni. John in questo senso era molto aperto ed è stata una gran soddisfazione poter incarnare una persona intelligente e complessa nel bel mezzo di questo caos”.

Per l’attore, non era la prima volta in un film d’azione, così l’interazione sullo schermo di Koch con Willis e Courtney fornisce a Un buon giorno per morire degli elementi da road movie e da thriller con i protagonisti in fuga. I personaggi si imbarcano in un viaggio pericoloso ed emotivo, mentre affrontano delle situazioni pericolose. Questo terzetto alla fine si ritrova bloccato in una sala da ballo di un vecchio albergo e minacciato da un gruppo di assassini russi.

Evitando di vestire con lo stereotipo delle tute e delle scarpe da corsa, Alik e la sua banda sembrano quasi essere i proprietari della banca, non i ladri. Rasha Bukvik fa notare come “Alik sia un gentiluomo sofisticato, che si veste in maniera impeccabile e vede la capacità di uccidere come una delle sue tante doti. E’ arrabbiato, perché questi due cowboy americani hanno rovinato il suo progetto di portare a termine il lavoro in breve tempo, per poter andare al balletto. Per questo inconveniente, lui è intenzionato a farli soffrire, ma a un certo punto capisce che sfuggire a una morte sicura è una caratteristica dei McClane”.

Nonostante il fuoco nemico, i McClane riescono a fuggire e devono capire come poter salvare Komarov, che ora si trova nelle mani degli uomini di Alik. Jack McClane non sa più che pesci prendere e si deve affidare all’aiuto di John.

Secondo Jai Courtney, “Jack adotta un approccio metodico nel suo lavoro, probabilmente come reazione rispetto all’improvvisazione che contraddistingue il padre, che spera sempre che vada tutto bene. Tuttavia, ora si trova in una situazione in cui non sa che fare, non ha risposte e sta per crollare. L’istinto del padre è quello di non mollare mai, non importa cosa può succedere, e in questa situazione terribile Jack arriva finalmente a comprenderlo, forse per la prima volta. Questo permette a Jack di capire e rispettare maggiormente i valori di John. E’ un momento di svolta”.

Mentre cercano di uscire da Mosca e arrivare a Chernobyl, i McClane incontrano tutti gli elementi particolari, meravigliosi e letali della vita notturna di Mosca: macchine costose, donne bellissime e tante minacce da un avversario potentissimo. Hanno bisogno di aiutarsi a vicenda e di tutta la fortuna possibile.

“E’ una storia padre-figlio, in cui cercano di portare a termine una missione pericolosa, mentre intanto devono ricucire un rapporto in crisi”, sostiene Wyck Godfrey. “La prima reazione di Jack è ‘vattene da qui papà, non ho bisogno del tuo aiuto’. In realtà, quello che vuole sentirsi dire dal padre è ‘stai andando bene figliolo, sono orgoglioso di te’. E’ l’aspetto meraviglioso di questa storia. Stiamo raccontando un rapporto importante nel bel mezzo di un eccitante episodio di Die Hard”.

Come aggiunge il cosceneggiatore Jason Keller: “John e Jack si ritrovano senza un piano, in guai grossi e senza poter ricevere aiuto. Jack non sa cosa fare, così suo padre lo prende da parte e gli dice come agire. Il momento cruciale del film è quando Jack decide di mettere da parte l’orgoglio e accettare l’aiuto di John. Così, abbiamo due McClane che lavorano insieme, una situazione che i cattivi non sono in grado di affrontare”.

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